ALBORI DELL'UMANESIMO
L’affermazione dell’Umanesimo e della sua proposta educativa in Italia
pone numerose questioni di carattere storico. Il Medioevo appare ancora
come un periodo lungo e oscuro della civiltà europea, durante il quale si sarebbe “conservato” il patrimonio intellettuale dell’età classica
fino al “risveglio” che avrebbe dato vita alla modernità. Questa
tendenza a svalutare il Medioevo cominciò a farsi strada con l’opera di
alcuni intellettuali che animarono il vasto movimento poi definito con il termine Umanesimo; agli umanisti stessi si può far risalire
l’approccio negativo nei confronti del Medioevo.
Come dicono gli
umanisti l’uomo è un essere che si colloca tra la natura e lo spirito,
dotato dell’una e dell’altro e dinamicamente capace di innalzarsi alle
più alte vette dello spirito. Nella
storiografia letteraria alcuni fanno risalire a Dante Alighieri l’avvio
di motivi “umanistici” e “ rinascimentali”, soprattutto per via del
contesto sociale ed economico della Firenze trecentesca nel quale
l’opera di Dante si colloca. Sul piano letterario è tuttavia a Francesco
Petrarca che la maggior parte degli studiosi attribuisce il ruolo di
iniziatore della nuova corrente umanistica.
I primi umanisti si diedero a grandi ricerche negli archivi e nei fondi
delle biblioteche e dai loro sforzi per ritrovare antichi manoscritti
trascurati e studiare così i testi stessi nacque la moderna filologia,
una delle acquisizioni di maggior rilievo dell’Umanesimo, anche sul
piano educativo. Proprio lo studio filologico connotò infatti la ripresa
dell’insegnamento delle lingue classiche, individuandolo come uno degli
assi portanti dell’istruzione in età moderna.

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